Master Han Kyu Cho e l’agricoltura naturale coreana – Introduzione

Quando si pensa all’agricoltura naturale subito viene in mente Masanobu Fukuoka ma, come ho spiegato negli articoli precedenti, in realtà in Giappone il primo a parlare di un modo di coltivare secondo Natura è stato Mokichi Okada. Successivamente  Fukuoka è stato colui che ha dato un grande impulso alla diffusione di questo nuovo approccio filosofico con la sua agricoltura del non fare

A differenza di Fukuoka, in Italia si conosce veramente poco dell’agricoltura naturale di Mokichi Okada ed è quasi del tutto sconosciuta invece l’agricoltura naturale coreana di Master Han-Kyu Cho.

Infatti contemporaneamente a Fukuoka in Corea del Sud Master Cho stava sviluppando e diffondendo il suo metodo di agricoltura naturale. 

Come scrive Radhamohan all’inizio del libro di Rohini Reddy del SARRA ( l’associazione per la ricostruzione rurale dell’Asia del sud ) Master Cho è da annoverare tra i saggi dell’agricoltura post moderna al pari di Fukuoka, Rudolf Steiner e Bill Mollison.

Eppure nonostante il lavoro straordinario svolto da Master Han-Kyu Cho in Occidente il suo metodo è quasi completamente sconosciuto, ci sono solo pochissime e frammentarie informazioni in giro ed i sui libri, al momento solo in lingua inglese, non si trovano facilmente.

Tutto questo è riconducibile al fatto che a differenza, per esempio, di Fukuoka o Bill Mollison, Master Cho ha subito pesantemente le rappresaglie delle multinazionali per mano del governo coreano che lo ha messo diverse volte in carcere per le sue idee, portandolo addirittura quasi sul punto di morte per le torture subite. Nonostante tutto questo, Master Cho non si è arreso e ha continuato a portare avanti il suo metodo.

Solo recentemente l’agricoltura naturale coreana è giunta in America grazie al lavoro di divulgazione svolto alle Hawaii e da lì piano piano si sta diffondendo anche nel resto dell’occidente. 

La vita 

Master Han-Kyu Cho è nato nel 1935 in Corea del Sud a Suwon un villaggio contadino.

Quando aveva 14 anni scoppiò la guerra di Corea e nello stesso periodo si unì al Club delle 4H.

Il Club delle 4H

Il Club delle 4H è un’associazione giovanile della Corea del Sud attiva ancora oggi.

4H sta ad indicare la lettera iniziale di queste 4 parole inglesi: Head ( = testa, cioè conoscenza ed intelletto ), Heart ( = cuore, cioè lealtà e virtù ), Hand ( = mani, cioè servizio e lavoro ), Health (= salute, cioè sanità e salute).

Il Club delle 4H cerca di ispirare i giovani concentrandosi sui valori dell’agricoltura, dell’ambiente e della vita, vivendo con gli ideali delle 4H di testa, cuore, mani e salute. Mentre altre associazioni riprendono solo gli ideali di testa, mente e salute, il Club delle 4H invece incoraggia anche un altro ideale: le mani cioè il fare. Il Club delle 4H quindi formava e forma ancora oggi i giovani agricoltori.

Master Cho racconta che il Club delle 4H di Suwon ha posto le basi della persona che è adesso.

La delusione scolastica

In tempo di guerra ovviamente non era semplice avanzare con gli studi scolastici ma Master Cho non si perse d’animo e continuò da autodidatta.

Alla fine, all’età di 26 anni, riuscì ad entrare alla Scuola Superiore di Agricoltura di Suwon dove si diplomò all’età di 29 anni.

Una volta a scuola però rimase molto colpito dal fatto che le materie scolastiche che gli venivano insegnate erano lontanissime dalla realtà contadina, cioè dai problemi reali che i contadini affrontavano ogni giorno e che lui conosceva molto bene portando avanti la fattoria di famiglia.

Rendersi conto di ciò fu per lui un dolore molto forte dopo tutte le difficoltà che aveva affrontato per poter studiare. Alla fine la delusione fu tale che decise di non proseguire gli studi andando all’università, come era inizialmente sua intenzione.

Invece si mise a gestire un terreno di montagna di 24.5 acri insieme ad altre persone e nel frattempo iniziò a frequentare diversi club ed organizzazioni volte alla protezione e allo sviluppo della loro città natale.

In quegli anni inoltre ebbe diverse occasioni per studiare l’agricoltura in Giappone.

I viaggi in Giappone

Il Giappone all’epoca stava vivendo un periodo di profonda trasformazione e sviluppo, ovviamente questo processo di innovazione interessò anche il settore agricolo attraverso tutta una serie di cambiamenti strutturali e di politiche volte all’aumento della produzione agricola.

Da un lato inizialmente Master Cho, come racconta nel suo libro, era invidioso dello sviluppo giapponese ma dall’altro iniziava ad essere spaventato dal notare che giovani lavoratori dalle campagne emigravano verso le città. Non avrebbe mai immaginato che i villaggi contadini giapponesi diventassero dei luoghi cupi come sono adesso, dove non si riesce a trovare più qualcuno che porti avanti le fattorie.

Prevedendo che questo sarebbe potuto accadere anche nei villaggi coreani, decise di andare a fondo a questa situazione studiando l’agricoltura giapponese molto più in dettaglio.

Così iniziò a viaggiare per tutto il Giappone ripercorrendo tutta la catena di produzione, partendo dalle aziende agricole arrivando fino al piatto del consumatore.

Durante queste visite fece conoscenza, anche se in maniera indiretta, con tre influenti insegnanti di agricoltura giapponesi. Come scrive Master Cho: “gli insegnamenti di queste persone sono state il grembo materno da cui poi è nata l’agricoltura naturale coreana”.

La sua conoscenza di questi insegnanti avvenne in maniera indiretta attraverso i loro libri e facendo visita alle loro fattorie o laboratori, dove ebbe modo di parlare con i loro famigliari e collaboratori, perché all’epoca queste persone erano già morte.

Il suo desiderio di studiare i metodi di coltivazione originari giapponesi piuttosto che le pratiche convenzionali, lo condusse quindi agli insegnamenti di: Myoio Yamagishi, Genshi Shibada e Yasushi Oinoue.

Il primo insegnante: Yamagishi Myojo

Il primo insegnante che Master Cho conobbe è stato il professor Yamagishi, lui non era un teorico, l’agricoltura ed in particolar modo l’allevamento per lui erano una realtà di vita.

Nel suo libro Master Cho riporta una frase del prof. Yamagishi:

Il prof. Yamagishi insegnava che lo spirito e la mente sono più importanti della tecnologia e delle discipline analitiche e meccaniche nell’allevamento di esseri viventi. Lui in particolar modo si dedicava all’allevamento avicolo, la sua preoccupazione era onorare i diritti di base dei polli come esseri viventi.

Il secondo insegnante: Shibada Genshi

Il secondo insegnante incontrato da Master Cho è stato il prof. Shibada attraverso il suo libro “Il vero significato degli enzimi”. Il prof. Shibada non solo gli aprì gli occhi sul notevole mondo degli enzimi e dei microrganismi ma gli insegnò anche come utilizzare i microrganismi e gli enzimi nativi della regione.

Nell’ottobre del 1965 Master Cho fece visita alla casa del prof.Shibada dove ebbe modo di conoscere la moglie di Shibada e un’anziana signora di nome Gamei, fu guidato da loro nel mondo degli enzimi e della microbiologia del prof.Shibada.

Come racconta Master Cho nel suo libro, a casa del prof.Shibada fu testimone delle straordinarie capacità degli enzimi: vide colture fresche nel campo arido di fronte alla casa e germogli freschi spuntare su alberi deboli. Inoltre assistette a questo fenomeno: spruzzando degli enzimi su del pesce in decomposizione, i vermi scomparirono ed il pesce ritornò fresco.

Durante il suo soggiorno in Giappone provò diversi metodi di impiego degli enzimi ed insieme a moli altri colleghi in Corea ottenne poi ottimi risultati utilizzandoli in agricoltura.

Il terzo insegnante: Oinoue Yasushi

Infine il terzo insegnante è il prof.Oinoue. Come scrive Master Cho nel suo libro, avrà ormai letto più di diverse dozzine di volte il libro del prof.Oinoue “Sistema teorico di una nuova tecnologia di coltivazione”. Un libro ricco di materiale nuovo che non è possibile trovare da nessun’altra parte.

Come scrive Master Cho:

“ la sua logica semplice sui modelli fisiologici e comportamentali delle piante mi ha dato la saggezza di vedere le piante con una nuova prospettiva, e la sua Teoria del Ciclo Nutritivo mi ha permesso di iniziare un dialogo con le piante.”

Il prof. Oinoue infatti è il padre della Teoria del Ciclo Nutritivo che è un elemento portante dell’agricoltura naturale coreana, fondamentale per il corretto utilizzo di tutti i preparati, e che non è possibile trovare altrove.

Ormai Master Cho è rimasto l’unico a parlare del lavoro del prof. Oinoue, prof. Oinoue che ha pagato pesantemente il prezzo per questa sua teoria rivoluzionaria. Infatti su pressione delle multinazionali, i suoi colleghi lo denunciarono alle autorità dopodiché fu messo in prigione dove poi non ne uscì più vivo.

Nemmeno in Giappone si sa più nulla di lui e come dice Master Cho durante i suoi corsi adesso si trova lui ad insegnare in Giappone il lavoro di un giapponese.

Gli insegnanti spirituali

Oltre a questi 3 insegnanti umani, Master Cho indica anche quelli che sono stati i suoi insegnanti spirituali:

  1. La Bibbia che per lui “non è la parola di un uomo ma la voce di Dio onnisciente”;
  2. La Natura che “rivela i suoi segreti quando l’uomo resta umile”;
  3. Il Club delle 4H: mente, cuore, mano e salute
  4. La Coscienza, come scrive Master Cho “ho preferito seguire la mia coscienza, non la mia avidità”. 

L’agricoltura naturale coreana

Al suo ritorno in Corea del Sud, Master Cho iniziò a chiedersi se fosse possibile mettere insieme gli insegnamenti di questi 3 insegnanti e così ebbe inizio tutto un lavoro di 30 anni che lo portò ad elaborare il suo metodo.

Master Cho scelse l’agricoltura naturale perché voleva restituire la sovranità ai contadini. Si rese conto che le vite dei contadini e la salute delle persone non potevano essere sostenute e garantite dalle esistenti politiche agricole.

Dobbiamo tener conto che quelli erano gli anni della Rivoluzione Verde. 

La Rivoluzione Verde

La Rivoluzione Verde è un nuovo approccio alla produzione agricola che si è diffuso dal secondo dopoguerra anche se comunemente il suo inizio si fa risalire al 1944 con la fondazione da parte della Rockefeller Foundation in collaborazione con la Ford Foundation, di un istituto per incrementare la produttività nelle fattorie messicane.

L’obiettivo ufficiale della Rivoluzione Verde era aumentare la produzione agricola per porre fine alla fame nel mondo, uno scopo lodevole che in realtà nascondeva tutt’altro.

La scomparsa dei piccoli contadini

In nome della Rivoluzione Verde fu imposto alle comunità rurali dei paesi in via di sviluppo il metodo di coltivazione intensivo occidentale incentrato su sementi ibride o OGM, fertilizzanti, pesticidi, macchinari sempre più grandi e nuovi metodi di irrigazione.

Mentre prima i contadini utilizzavano le risorse disponibili localmente adesso per coltivare avevano bisogno di strumenti forniti solo dalle multinazionali.

Quindi il primo risultato della Rivoluzione Verde è stato quello di rendere l’agricoltura completamente dipendente dalle multinazionali ma non ci si è limitati solo a questo.

I piccoli contadini andavano spazzati via per accentrare la produzione nelle mani di pochi grandi produttori. Come?

Ovviamente questi input esterni andavano acquistati e per farlo bisognava produrre per vendere ma l’aumento della produzione portò ad un aumento dell’offerta e quindi ad una riduzione dei prezzi di vendita a fronte di costi di produzione sempre più alti.

I contadini allora per sostenere questi costi chiesero aiuto alle banche, banche che in realtà non gli fecero credito spingendoli così nelle mani degli usurai ad interessi altissimi.

Schiacciati dai costi di produzione, da prezzi di vendita al ribasso per le logiche di mercato ed infine dagli usurai, i piccoli contadini furono portati alla disperazione più totale, alcuni si suicidarono mentre altri svendettero i loro terreni.

Man mano i contadini furono spazzati via dalle grandi aziende che erano le uniche a poter reggere agli elevati costi di produzione della nuova agroindustria. Grandi aziende che poi applicavano su questi terreni un sistema di coltivazione meccanizzato che non necessitava più nemmeno di manodopera. Quindi i contadini si ritrovarono senza nulla.

Ed il tanto decantato aumento della produttività?

Bene i dati dicono che effettivamente c’è stato un aumento della produzione agricola ma d’altronde come poteva essere diversamente?

È semplice, grazie ai macchinari si è iniziato a coltivare un’estensione maggiore di terreni, terreni dedicati a monocolture principalmente di riso e grano sostituendo così le tradizionali policolture dove riso e grano erano solo una percentuale della produzione totale.

Quindi con più terreni coltivati a solo riso e grano è ovvio che i dati segnalino un aumento della produzione. Ma questi dati sono falsati perché non tengono conto del prezzo che si è dovuto pagare per questo aumento.

Gli effetti della Rivoluzione Verde

È vero grazie ai macchinari è aumentata l’estensione dei terreni coltivati peccato però che le lavorazioni sempre più intensive e tutte le sostanze chimiche applicate in quantità sempre maggiore stiano distruggendo questi terreni. La terra coltivabile infatti è diminuita del 33% in soli 40 anni, e del restante il 40% è a rischio. Quindi se non arginiamo questo fenomeno salvando i nostri terreni, altro che aumento della produttività!

Poi le nuove varietà “migliorate” in laboratorio non sono solo fortemente dipendenti da fertilizzanti, pesticidi e diserbanti ma necessitano di un elevato apporto idrico. Quindi furono necessari anche nuovi strumenti di irrigazione, per questo sono stati costruiti pozzi, pompe, vasche e nuovi canali di irrigazione che hanno modificato completamente i territori. 

Un esempio emblematico è il caso del Punjab, la “terra dei cinque fiumi” che era una delle zone più fertili dell’India considerata l’emblema della Rivoluzione Verde dove attualmente il 61% delle terre sono classificate come “zona nera”, in cui cioè il tasso di ricostruzione delle falde è inferiore rispetto al suo uso. È significativo che questo accada in una zona conosciuta per la presenza di cinque fiumi che contribuivano a rendere il terreno molto fertile.

Poi questo sistema ha portato anche alla scomparsa delle antiche varietà, per fare un esempio cent’anni fa esistevano circa una trentina di varietà di pere mentre attualmente l’80% della produzione commerciale è coperta da solo sei varietà.

Quindi la Rivoluzione Verde con l’imposizione di questo sistema agroindustriale ha portato alla distruzione dell’ambiente, della biodiversità e della cultura delle popolazioni interessate.

Peccato però che tutte questi effetti negativi non vengano tenuti conto nella stima dell’aumento di produttività ottenuto, senza parlare che produttività non è sinonimo di qualità.

Il falso mito dell’aumento della produttività

Come scrive Francesca Romano nella sua tesi di laurea “La Rivoluzione Verde ed il mito dell’aumento di produttività” ( da cui derivano alcune delle informazioni in questo articolo e di cui consiglio la lettura per approfondire) nella valutazione della produttività della Rivoluzione Verde se venissero presi in considerazione tutti i fattori negativi che da essa derivano

“ si comprenderebbe perché la produttività dei piccoli agricoltori che applicano dei sistemi di coltivazione misti risulterebbe maggiore, questo perché nel complessivo, rispetto alle grandi aziende dell’agroindustria, la produzione per ettaro risulterebbe più alta, gli input esterni più bassi, il capitale necessario minore, l’impatto ambientale ridotto, la biodiversità preservata. La diversità non è un limite allo sviluppo e allo stesso tempo l’uniformità non è la soluzione. Le monocolture sono risultate redditizie solamente per l’industria, per i mercati e per chi cercava maggior controllo politico, le risorse ambientali utilizzate sono state quelle dei Paesi più poveri, i benefici derivanti da una maggiore produzione di materie prime hanno interessato per lo più chi deteneva il potere economico.”

Alla luce di tutto questo, la Rivoluzione Verde può essere definita come 

il cavallo di Troia con cui l’industria è entrata nel mondo agricolo, modificandone profondamente i caratteri e favorendo l’inversione dei rapporti di forza tra i due settori nella società.”

Bocci, “Il cavallo di Troia della Rivoluzione Verde”, pg.183-188

E la fame nel mondo?

No la Rivoluzione Verde non ha posto fine alla fame nel mondo.

Come scrive Francesca Romano nel suo lavoro di tesi:

Il modus operandi è sempre lo stesso, si usa uno scopo lodevole ( chi non vorrebbe porre fine alla fame nel mondo? O, pensando ad un’altra rivoluzione verde più vicina a noi, chi non vorrebbe porre fine all’inquinamento?) per in realtà fare gli interessi delle multinazionali.

La Rivoluzione Verde è stata, ed è ancora, uno strumento in mano alle multinazionali per imporre un sistema agroindustriale che ha reso la produzione agricola dipendente dagli input forniti dalle stesse multinazionali con un accentramento del potere nelle loro mani.

L’agroindustria in Italia

Questo processo non è avvenuto solo nei paesi in via di sviluppo ma ha interessato tutta l’agricoltura in generale.

Abitando in campagna circondata da terreni coltivati in una zona ad inclinazione agricola e discendendo da generazioni di contadini, io e la mia famiglia abbiamo avuto modo di osservare da vicino nel corso del tempo questo processo di trasformazione e di passaggio al sistema agroindustriale anche qui in Italia, che ha portato alle medesime conseguenze con un lento accentramento del potere nelle mani di poche grandi aziende con la scomparsa dei piccoli contadini.

Il fallimento del progresso scientifico

Quindi questo progresso scientifico propagandato come portatore di benessere invece ha condotto alla distruzione dell’ambiente e al fallimento del sistema agricolo, infatti quello che la maggior parte delle persone non sanno è che ormai l’agricoltura si regge sui sussidi governativi di cui beneficia.

Ma come scrive Radhamohan all’inizio del libro di Rohini Reddy del SARRA 

L’agricoltura biologica

Di fronte a questa situazione, ha iniziato a prendere piede l’agricoltura biologica, propagandata come la soluzione ai mali dell’agricoltura convenzionale ma in realtà non basta sostituire i fertilizzanti con il letame animale ed i pesticidi chimici con sostanze naturali.

Balboni, Il pianeta mangiato, pg. 96

Una soluzione sostenibile

Come scrive Francesca Romano citando le parole di Raisson, in “Atlante dei futuri del mondo: migrazioni, agricoltura, acqua, clima” p.91:

“È evidente come l’aumento della produzione non sarà mai la soluzione alla fame nel mondo. È necessaria una soluzione sostenibile per salvaguardare la sicurezza alimentare globale, che permetta ai Paesi del sud del mondo di riappropriarsi della propria sovranità alimentare, fornendo loro i mezzi necessari per proteggersi dalle minacce della grande industria e preservare la biodiversità del loro territorio.”

Ed è esattamente ciò che ha fatto Master Han-Kyu Cho, ha fornito una soluzione sostenibile accessibile a tutti per porre freno a questa deriva e restituire la sovranità ai contadini.

La Rivoluzione Verde in Corea

Come racconta Master Cho nel suo libro, in Corea a partire dalla fine della dinastia Joseon, per mano della giunta militare instauratasi, i metodi tradizionali iniziarono a far posto a quelli occidentali di sfruttamento e di distruzione della terra in nome dell’aumento delle rese dei raccolti.

I contadini furono costretti forzatamente ad adottare questi metodi e così di generazione in generazione si iniziò a pensare che questo fosse l’unico modo possibile di coltivare. Dopo oltre 50 anni di obbedienza l’agricoltura tradizionale coreana era ormai scomparsa e, in un’atmosfera dove l’agricoltura straniera era dominante, i giovani che amavano la loro terra e che volevano studiare l’agricoltura originaria della loro regione venivano trattati come folli.

Master Cho resosi conto della situazione, decise di praticare l’agricoltura naturale per salvare le persone dal cibo avvelenato e salvare l’ambiente dalla distruzione, restituendo la sovranità ai contadini.

Le rappresaglie del governo e delle multinazionali

Master Han-Kyu Cho fornì quindi ai piccoli contadini un raggio di speranza, un’alternativa semplice, alla portata di tutti con cui potersi liberare dal giogo delle multinazionali e tornare a produrre finalmente cibo sano in abbondanza a costi bassissimi.

Ovviamente tutto ciò era inaccettabile dalle multinazionali della Rivoluzione Verde che cercarono di ostacolare in ogni modo la diffusione del suo metodo.

Durante il corso avanzato del 2018, Master Cho racconta di come fu denunciato alle autorità da un professore del dipartimento di agricoltura, direttore dell’istituto di ricerca coreano. Venne accusato di comunismo poiché invece di seguire le teorie genetiche di Mendel appoggiava quelle del sovietico Miciurin. Per questo motivo fu prelevato e picchiato brutalmente, dato per morto fu riconsegnato alla famiglia ma per fortuna era ancora vivo anche se porta ancora oggi i segni delle torture subite.

Le multinazionali continuarono a fare pressioni sul governo coreano che lo mandò diverse volte in prigione.

Nonostante tutto ciò Master Cho continuò a diffondere il suo metodo e alla fine di fronte ai risultati straordinari che diverse aziende agricole in tutto il paese stavano ottenendo grazie a Master Cho, il governo coreano dovette arrendersi. Fu così che finalmente nel 1994 l’agricoltura naturale coreana venne riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell’Agricoltura e della Silvicoltura coreano. 

Ma adesso, cos’è quindi l’agricoltura naturale coreana?

L’Agricoltura Naturale Coreana

Come negli altri metodi di agricoltura naturale anche nella versione di Master Cho non si esegue più alcuna lavorazione del terreno, come insegna, piuttosto che alle macchine ci affidiamo al lavoro dei microrganismi e dei piccoli animali. Il problema è che partiamo da terreni devastati dalle pratiche convenzionali, per cui il primo passo da fare è cercare di ripristinare la fertilità del suolo, ma come?

Mokichi Okada optava per il compost da diffondere sul terreno mentre Fukuoka, contrario al compost, preferiva coprire il suolo con la pacciamatura.

Anche Master Cho fa usare la pacciamatura di foglie e paglia di riso ma fa un altro passo in avanti, perché va bene apportare materia organica al terreno ma poi quella materia organica va decomposta dai microrganismi e in suoli devastati dalle lavorazioni intensive, da erbicidi e sostanze chimiche varie, di quali microrganismi vogliamo parlare? Ovviamente si ci sono già dei microrganismi nel nostro terreno ma non nella giusta varietà e proporzione.

È vero che col tempo l’equilibrio tra le popolazioni microbiche si ripristinerà da solo ma, appunto, ci vuole tempo/anni.

Allora cosa facciamo, dobbiamo rassegnarci a dei primi anni con raccolti scarsi perché il sistema deve ancora entrare correttamente in funzione, come dicono alcuni di fare, oppure c’è un’altra strada naturale per superare velocemente questa fase ed iniziare ad avere risultati soddisfacenti fin da subito?

Uno degli scogli principali dell’agricoltura naturale è proprio questo: la scarsa produttività iniziale, che spaventa tutti ed è uno dei motivi per cui l’agricoltura naturale di Fukuoka è rimasta a livello di piccoli orti senza diffondersi tra le aziende agricole.

Questo problema, però, non sussiste con l’agricoltura naturale coreana di Master Han-Kyu Cho.

IMO, i microrganismi indigeni

Quindi va bene pacciamare ma in contemporanea vanno reintrodotti i microrganismi nel nostro terreno, quali? Quelli indigeni cioè originari della nostra zona.

Dove si trovano? In un bosco incontaminato quanto più vicino a noi ma ad un’altitudine di 150/200m maggiore rispetto a quella dove si trova il nostro campo. È vero che i microrganismi dal bosco ritornerebbero, col tempo, in maniera naturale a ripopolare i nostri terreni, noi semplicemente acceleriamo questo processo andando personalmente a prenderli e a portarli da noi.

E per realizzare la migliore coltura microbica per il nostro terreno non bisogna essere degli scienziati, Master Cho insegna come fare con un procedimento semplicissimo, solo in alcune fasi un po’ laborioso, ma nulla di impossibile.

In questo modo si realizza una coltura di microrganismi indigeni, a cui in agricoltura naturale coreana ci si riferisce con l’acronimo IMO.

IMO vs colture microbiche in commercio

Perché invece di fare l’IMO non si prende una coltura microbica in commercio? Perché non sono assolutamente la stessa cosa.

Innanzitutto le colture commerciali sono selezioni di quel meno 1% di microrganismi al momento noti mentre con l’IMO noi andiamo a prendere TUTTI i microrganismi esistenti nella nostra zona. Nell’IMO infatti cerchiamo di avere la maggior diversità microbica possibile e per questo eseguiamo delle raccolte di microrganismi in aree diverse e stagioni diverse.

Inoltre i microrganismi indigeni sono già abituati a sopravvivere alle condizioni climatiche estreme della nostra zona mentre quelli coltivati in laboratorio o in ambiente protetto no, quindi la loro ambientazione in pieno campo al nostro clima non è così scontata. Ma c’è ancora dell’altro.

Quando introduciamo dei microrganismi nel nostro terreno questi per insediarsi devono non solo sopravvivere alle condizioni esterne ma devono anche riuscire a vincere la competizione con i microrganismi già esistenti, cosa che ancora una volta non è assicurata con le colture commerciali. Infatti questa è una problematica a cui i ricercatori stanno ancora cercando una soluzione ma che Master Cho ha già risolto grazie alla particolare procedura di realizzazione dell’IMO.

Poi i microrganismi evolvono ad un ritmo molto veloce, quindi ripetendo la raccolta dei microrganismi ogni anno ( per massimo 5 anni ) possiamo essere sicuri di prendere sempre la versione più aggiornata dei microrganismi che man mano si adattano sempre meglio all’ambiente circostante della nostra area.

Per tutto ciò alla fine, come afferma Master Cho, l’IMO è la migliore coltura microbica per il nostro terreno.

Quindi il primo passo in agricoltura naturale coreana è ripristinare la fertilità del nostro terreno con la tecnica di preparazione del suolo di Master Cho con i microrganismi indigeni ( IMO ) originari della nostra zona.

Questa procedura la si ripete 2/3 volte all’anno (all’inizio di ogni nuova coltura ) per un massimo di 5 anni, dopo il quinto anno ormai i microrganismi si saranno insediati stabilmente e non avremo più bisogno di continuare con l’IMO e la tecnica di preparazione del suolo.

I preparati dell’agricoltura naturale coreana

Dopodiché Master Cho insegna come realizzare tutta una serie di preparati naturali con cui seguire le piante al meglio.

Come spiega Master Cho nel suo libro:

La crescita delle piante coltivate dipende fortemente dalle condizioni esterne come il clima, la topografia e altre caratteristiche particolari. Quando certe condizioni climatiche non sono soddisfatte non possiamo aspettarci una buona produzione.

Il problema è che non è possibile assicurarsi che le piante si trovino nelle condizioni esterne adatte ad ogni fase della sua crescita; se, per esempio, la pianta si trova con il clima appropriato per una fase non possiamo essere sicuri che anche in quella successiva la pianta si troverà con le condizioni climatiche giuste.

Lo stesso discorso vale anche per il suolo, anche se il suolo è appropriato per una certa fase di crescita poi il grado di fertilità del suolo può variare per le fasi successive.

Ciò significa che la pianta non avrà sempre le stesse caratteristiche qualitative e fisiologiche, ciascuna fase dello sviluppo di una pianta richiede inoltre delle condizioni fisiologiche diverse.

L’importanza delle condizioni interne alle piante

L’agricoltura convenzionale pone l’attenzione esclusivamente sulle condizioni esterne ignorando completamente le condizioni interne delle piante ma come afferma Master Cho

non possiamo aspettarci ottimi raccolti puntando solo sulle condizioni esterne che cambiano costantemente ogni anno”.

Invece quello che è davvero importante è comprendere l’esatta fisiologia interna delle piante in ogni loro fase di crescita e fare in modo che le piante possano beneficiare delle migliori condizioni interne.

Quindi in agricoltura naturale coreana si opera seguendo la fisiologia delle piante in ogni loro fase di crescita grazie alla Teoria del Ciclo Nutritivo del prof. Oinoue attraverso i preparati naturali sviluppati da Master Han-Kyu Cho.

Preparati molto semplici da realizzare, con ingredienti facili da reperire, dove anzi degli scarti si trasformano in una risorsa.

I preparati dell’agricoltura naturale coreana sono diversi dai classici macerati o biofertilizzanti a cui siamo stati abituati da altri metodi di agricoltura biologica/rigenerativa, compresi quelli del metodo Jadam del figlio di Master Cho ( su cui ritornerò nel corso dell’articolo ).

Alcuni selezionano solo questo o quel preparato ignorando poi completamente la Teoria del Ciclo Nutritivo, ma questo approccio non è corretto, tutti i preparati dell’agricoltura naturale coreana sono interconnessi tra di loro, la loro reale efficacia sta nella loro sinergia e per essere utilizzati nel modo giusto la Teoria del Ciclo Nutritivo è indispensabile.

Un metodo unico nel suo genere

L’unicità dell’agricoltura naturale coreana risiede proprio in questo: l’IMO con la tecnica di preparazione del suolo che si eseguono per un massimo di 5 anni e che ci permettono di ripristinare la fertilità del suolo risolvendo definitivamente il grave problema della compattazione del terreno ed i suoi semplici preparati che grazie alla Teoria del Ciclo Nutritivo ci permettono di seguire le piante al meglio accompagnandole in ogni loro fase di crescita.

Alla portata di tutti

Tutto questo può essere fatto autonomamente da chiunque senza bisogno di scienziati, dottori agrari o esperti di vario genere, l’agricoltore torna ad essere di nuovo lui l’esperto in grado di comprendere autonomamente di cosa hanno bisogno le proprie colture per essere finalmente sane. Perché avere piante sane che hanno sviluppato un buon apparato radicale sia in ampiezza che in profondità significa avere raccolti abbondanti fornendo finalmente al consumatore del cibo sano di ottima qualità a prezzi accessibili a tutti grazie all’abbassamento sostanziale dei costi di produzione.

Lo spirito dell’agricoltura naturale coreana

Infatti lo spirito alla base dell’agricoltura naturale coreana è uno spirito non più di sfruttamento ma di cooperazione e di amore/empatia verso piante ed animali. Come dice Master Cho

L’agricoltore non deve essere guidato dall’avidità ma deve imparare a pensare anche agli interessi delle piante e degli animali, perché dobbiamo essergli riconoscenti per tutto ciò che fanno per noi e per la nostra esistenza.

Questo è lo spirito alla base dell’agricoltura naturale coreana ed è un elemento fondamentale per comprendere appieno e mettere in pratica poi nel modo giusto gli insegnamenti di Master Cho.

Allevamento naturale

Master Han-Kyu Cho non si è occupato solo di agricoltura ma anche di allevamento. Il suo metodo di allevamento naturale è rivoluzionario!

Dite semplicemente addio al cattivo odore degli allevamenti intensivi e alla necessità di smaltire letame e liquami.

Più volte da Master Cho stesso o da altri, ho sentito raccontare di persone che, visitando degli allevamenti di suini gestiti con il metodo di Master Cho, restavano incredule non riuscendo a capacitarsi di ciò che vedevano e sopratutto sentivano con il loro naso.

Immagine presa dalla slide del seminario di Master Cho all’Università delle Hawaii del 2010 disponibile liberamente online

In queste immagini prese da una delle slide realizzate dalla figlia di Master Cho, Ju-Young Cho, per il seminario all’università delle Hawaii, disponibili liberamente online, si possono vedere delle persone tranquillamente sedute tra i letti degli animali.

Master Cho durante una sua lezione mostrando queste immagini ha posto a tutti questa domanda: sarebbe possibile una cosa del genere in un allevamento convenzionale di suini? Semplicemente no!

Quindi in cosa consiste il metodo di Master Cho?

Tutto parte dalla costruzione della stalla, che ha una struttura ben precisa per consentire una buona circolazione naturale dell’aria, senza quindi più la necessità di ventole di aerazione, permettendo anche alla luce solare di penetrare in maniera adeguata per fare in modo che gli animali possano giovare dei bagni di sole.

Dopodiché, bisogna porre particolare attenzione al pavimento della stalla, il segreto è tutto là.

Per l’allevamento avicolo, il pavimento deve essere necessariamente a contatto con il suolo, al di sotto non ci deve essere il cemento come negli allevamenti convenzionali, poi va coperto con della paglia di riso tagliata in pezzetti di 3 cm di lunghezza, lo strato di paglia deve essere di 7 cm ( 3cm per la produzione di carne ). Al posto della paglia si possono usare anche delle ramaglie verdi mescolate insieme con della segatura. Su tutto lo strato di paglia va poi applicato l’IMO ed irrigato con una soluzione di preparati per attivare i microrganismi.

Immagine presa dalla slide del seminario di Master Cho all’Università delle Hawaii del 2010 disponibile liberamente online

Invece per quel che riguarda l’allestimento del pavimento per l’allevamento dei suini, prima bisogna scavare una buca di 90cm di profondità. All’interno saranno posti tronchi, cippato, segatura, paglia, corteccia etc con l’aggiunta di un 10% di suolo contenente foglie in decomposizione, un 0,3% di sale naturale, con sempre l’aggiunta in cima di IMO, FPJ ( succo di erbe fermentato ) e LAB ( una coltura di batteri dell’acido lattico ) ( sono due preparati dell’agricoltura naturale coreana che spiegherò come realizzare).

In questo modo il pavimento diventa un “paradiso” per i microrganismi che decomporranno gli escrementi degli animali trasformandoli in una fonte alimentare per gli animali stessi con, per esempio, una riduzione nella necessità di mangime del 7-10% per l’allevamento avicolo.

Quindi i microrganismi, decompongono in loco al momento gli escrementi, senza più alcun cattivo odore e senza il problema delle mosche, generando un ambiente sano per gli animali, trasformando i loro escrementi in una fonte nutritiva.

Inoltre non è più necessario dover smaltire letame e liquami.

Tecnicamente si potrebbero rinnovare i letti degli animali 1 volta ogni 3 anni per l’allevamento avicolo e 1 volta ogni 7 anni per quello di suini ma in realtà più a lungo i pavimenti restano inalterati e migliori saranno i risultati ottenuti.

Quindi con il sistema di allevamento di Master Cho si ha:

  • un azzeramento del lavoro e del costo di smaltimento di letame e liquami
  • fine di qualsiasi cattivo odore o del problema delle mosche
  • un abbattimento del costo dei mangimi
  • e sopratutto un abbattimento del costo dei medicinali in quanto gli animali saranno molto più sani.

Come riportato da Master Cho nel suo libro, con il suo metodo di allevamento il costo dei medicinali corrisponde a quasi l’1% dei guadagni complessivi mentre negli allevamenti convenzionali corrisponde al 10-15%.

L’agricoltura naturale coreana nel mondo

Attualmente l’agricoltura naturale coreana si è diffusa in oltre 30 paesi nel mondo. Dal 2014 al Janong Natural Farming Institute sono state formate oltre 18.000 persone nei corsi tenuti da Master Han-Kyu Cho.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti l’agricoltura naturale coreana è giunta grazie ad un missionario delle Hawaii, il dr. Hoon Park, che nel 2007 rimase colpito dall’osservare in Corea un allevamento di suini in cui non vi era alcun cattivo odore. Fu così che scoprì il mondo degli IMO ( i microrganismi indigeni ) dopodiché portò questa conoscenza alle Hawaii dove l’agricoltura naturale coreana ha avuto una grande diffusione.  Master Han-Kyu Cho poi è stato invitato più volte a tenere dei corsi e dei seminari, uno anche all’università delle Hawaii dove ancora oggi vengono condotti degli studi sugli IMO

Il dr. Hoon Park insieme a Master Cho durante un suo corso

Mongolia

Nel deserto del Gobi in Mongolia venti forti e sabbiosi ed il bassissimo tasso di precipitazioni, solo pochi cm all’anno, hanno sconfitto più di tre tentativi di piantare alberi. Si decise quindi di riprovare con l’agricoltura naturale coreana, il progetto era quello di realizzare un oasi di 200 ettari nel deserto. In soli tre anni gli alberi piantati secondo la metodologia di Master Cho sono cresciuti arrivando a 4,5/6 m di altezza con un tasso di sopravvivenza sorprendente del 97%. Attualmente si è stabilita una fattoria dove la coltivazione di angurie fornisce un reddito stabile agli agricoltori locali, e quella del mais e delle erbe da cortile forniscono il mangime per il bestiame.

Cina

L’esercito cinese alimenta i soldati utilizzando le proprie risorse e per questo ha degli allevamenti di suini dove stazionano le truppe. Nel 2008 per le Olimpiadi di Pechino, quindi, furono portati in città dei maiali, causando delle proteste tra la popolazione per il cattivo odore degli allevamenti. Per questo motivo furono inviati dei funzionari in Corea a studiare l’agricoltura naturale. Grazie alle tecniche di allevamento di Master Cho, il cattivo odore fu eliminato.

Per questo motivo Master Cho fu premiato con il più alto riconoscimento conferito in Cina a degli stranieri. Da quel momento sono diventati disponibili master e programmi di dottorato sull’agricoltura naturale coreana nelle università cinesi.

Master Cho inoltre è stato consulente tecnico in 14 paesi, oltre al premio dell’amicizia da parte del governo cinese ha ricevuto anche: il premio per l’ambiente da parte di Chosun Daily, il premio per l’amicizia da parte della Provincia di Jilin ( Cina ), il premio per l’esperto straniero da parte della Prefettura Autonoma della Corea Yanbian ( Cina ), infine il premio Dosan Education.

L’agricoltura naturale coreana non è adatta solo alla Corea del Sud

Una delle critiche rivolte all’agricoltura naturale coreana è che sia un metodo efficace con il clima della Corea del Sud mentre con climi diversi non è più praticabile.

In realtà, come appena visto il metodo di Master Cho viene applicato in oltre 30 paesi con i più disparati climi. Ho citato l’esperienza nel deserto del Gobi in Mongolia ma non è l’unico esempio di applicazione in un’area desertica.

Master Cho per esempio durante il corso avanzato è stato accompagnato da un missionario che si è dedicato ad un progetto in agricoltura naturale coreana nel deserto della Tanzania, spiegando come anche nelle regioni desertiche si possano raccogliere gli IMO.

Quindi questa critica semplicemente non sta in piedi e l’agricoltura naturale coreana ha già ampiamente dimostrato la sua adattabilità a qualsiasi clima.

L’agricoltura naturale coreana ed il metodo Jadam 

L’agricoltura naturale coreana non va confusa con il metodo Jadam.

Il metodo di coltivazione biologica Jadam è stato sviluppato dal figlio di Master Cho, Youngsan Cho nel 1991. 

È vero che Youngsan Cho prende molto spunto dal lavoro del padre, sopratutto per la parte teorica/filosofica iniziale ma poi propone soluzioni completamente diverse.

I preparati della Jadam riprendono concettualmente quelli dell’agricoltura naturale coreana ma nella pratica si basano su preparazioni diverse, per esempio l’agricoltura naturale coreana fa affidamento a processi di fermentazione da parte di batteri aerobici mentre la Jadam si affida al lavoro di putrefazione dei batteri anaerobici. 

Youngsan Cho ha voluto semplificare il metodo del padre cambiando il processo di realizzazione dei preparati, il punto è che modificando la ricetta ha cambiato anche il risultato finale. Per questo motivo i preparati dei due metodi non sono interscambiabili, alcuni sostituiscono l’IMO con la soluzione microbica Jadam ( JMS ) o l’FPJ ( succo di erbe fermentato ) del padre con il JLF ( fertilizzante liquido Jadam ), ma questo non è corretto perché sono cose completamente diverse.

Inoltre l’approccio ai problemi delle piante è completamente differente, mentre Master Cho, per esempio, di fronte ad un’infestazione di afidi consiglia di agire alla radice del problema, cioè l’indebolimento della pianta per via di un eccesso di azoto, perché pensare di stare lì a sterminare tutti gli afidi è impossibile, invece il figlio spiega come realizzare da se dei pesticidi naturali per uccidere gli afidi.

Quindi in realtà non è corretto, come fanno alcuni, mischiare i due metodi. Nonostante Youngsan Cho parta dal lavoro del padre, poi ci si allontana.

Comunque sulle differenze tra i due metodi ci ritornerò in dettaglio in un articolo apposito.


Nota importante: il libro tradotto in italiano di Youngsan Cho tratta il metodo Jadam e non l’agricoltura naturale coreana del padre di cui non è al momento disponibile alcun libro in italiano. 


La nostra esperienza con l’agricoltura naturale coreana

Come ho raccontato nella pagina “Chi sono” del blog, i miei genitori da quando decisero di costruire la nostra casa in campagna si sono sempre dedicati all’orto e al frutteto. Inizialmente anche loro coltivavano secondo il metodo convenzionale

Da quando mia madre ha letto il libro di Fukuoka “La fattoria biologica”, tutto è cambiato e da allora i miei hanno tentato più volte di passare ad un metodo di coltivazione naturale ma con pessimi risultati nonostante tutti i nostri sforzi.

Partimmo con l’orto sinergico, mio padre con l’aiuto dei miei fratelli realizzò dei bancali rialzati alla Emilia Hazelip ma fu un disastro completo.

Noi mangiamo solo frutta e verdura quindi il nostro non è un piccolo orto, per questo motivo riuscire a procurarsi tutta la pacciamatura necessaria per quelle dimensioni non era per nulla facile. Inoltre non avevamo neanche un produttore di compost affidabile in zona e quello che riuscivamo ad autoprodurci non era sufficiente.

E il letame? Beh vivendo circondata da allevamenti di sicuro dove procurarcelo non ci manca eppure abbiamo scelto di non usarlo.

Orto naturale e letame, possiamo stare realmente tranquilli?

Molti all’inizio dell’orto naturale stendono uno strato di letame animale sul terreno prima di coprire con la pacciamatura.

La convinzione generale è che essendo una sostanza naturale si può stare tranquilli.

Noi abbiamo iniziato a renderci conto che in realtà non è davvero così dopo una serie di episodi. È successo che siamo stati male dopo aver mangiato delle verdure regalateci da alcune persone, trattandosi di vegetali che mangiamo sempre senza avere problemi abbiamo iniziato a riflettere su quale potesse essere la causa, l’unica cosa di diverso che avevano quelle verdure era che ci erano state date da persone che sappiamo coltivare sul letame.

Qui da me, come ho detto, siamo pieni di allevamenti, per cui da un lato il letame non manca e dall’altro c’è la convinzione che con il letame si può abbondare “tanto è naturale e male non fa”.

Il problema dei nitrati

Infatti, il letame usato senza criterio porta allo stesso problema dell’accumulo dei nitrati dei fertilizzanti chimici. Problema di cui ho già parlato in dettaglio nell’articolo su Mokichi Okada.

In pratica, è pur vero che in confronto ad un fertilizzante chimico il letame contiene una percentuale di azoto minore ma è la dose che fa il veleno.

Quello che ci si dimentica è che il letame però viene usato in una quantità molto maggiore rispetto ai fertilizzanti azotati, qui da me lo si usa come se fosse acqua fresca consigliando anzi di abbondare “perché male non fa”.

Quindi le dosi di applicazione fanno alla fine in modo che ci ritroviamo nella stessa identica situazione come con i fertilizzanti chimici. L’eccesso di azoto oltre ad inquinare l’ambiente avvelena il nostro cibo, perché le piante assorbono una quantità eccessiva di nitrati. Nitrati tossici per l’essere umano, in particolare per i bambini più piccoli.

L’alta concentrazione di nitrati al suo interno rende poi la pianta più appetibile agli attacchi degli insetti.

La crescita lussureggiante delle piante sul letame ci trae in inganno perché poi dovremo far fronte agli attacchi di afidi, all’oidio etc etc e alla fine cosa mangiamo? Cibi avvelenati da nitrati e purtroppo non solo da loro.

Inquinamento da farmaci e metalli pesanti

Il problema dei nitrati deriva da un uso senza misura del letame animale ma poi c’è da tener conto anche dei rischi legati alla contaminazione del letame stesso da parte di farmaci, ormoni della crescita e metalli pesanti.

Youngsan Cho nel suo libro riporta di uno studio eseguito dai ricercatori dell’Università del Minnesota, con il supporto del Dipartimento dell’agricoltura americano, per determinare la presenza di sostanze chimiche nel tessuto vegetale coltivato con compost contenente antibiotici.

Il risultato è stato che gli antibiotici erano effettivamente presenti nei tessuti delle piante e che le concentrazioni aumentavano con l’aumento dell’uso di letame contaminato. Le radici commestibili come patate, carote e rafano, che entrano a contatto diretto con il suolo, erano molto più vulnerabili alla contaminazione da antibiotici.

Come scrive Youngsan Cho:

Quindi no con il letame non possiamo stare tranquilli.

Io e la mia famiglia non allevando alcun animale non avevamo una fonte affidabile da cui prenderlo ma poi anche avendone a disposizione di sicuro, in che dose va impiegato per evitare il problema dei nitrati?

Per questo motivo noi abbiamo preferito non utilizzarlo.

Se uno si fa l’orto è per produrre cibi migliori di quelli che si trovano in commercio ma se poi, dopo tutto quel lavoro, mi ritrovo con verdure avvelenate da nitrati, antibiotici e metalli pesanti a questo punto che senso ha?

Purtroppo i rischi che si corrono con il letame animale non sono ben conosciuti nemmeno tra gli orticoltori naturali.

Quindi trovandoci con un terreno in pessime condizioni per via delle passate lavorazioni intensive, senza compost o letame, non avendo pacciamatura a sufficienza per le dimensioni del nostro orto ( di oltre 5.000 m2, perché lo ripeto noi mangiamo solo frutta e verdura e puntiamo all’autosufficienza totale, tutto l’anno ) nonostante tutti gli sforzi non riuscivamo ad avere buoni risultati fino a quando non è arrivato Master Cho.

La nostra svolta

Noi siamo venuti a conoscenza dell’agricoltura naturale coreana grazie al progettista in permacultura che contattammo qualche anno fa, nelle varie indicazioni in allegato al progetto che ci aveva fornito c’era il link al metodo di preparazione dell’IMO, è stato in quel video che ho sentito parlare per la prima volta di Master Cho.

Da quel link piano piano sono riuscita a risalire alle altre informazioni, è stato un lavoro di anni che alla fine mi ha portato ai corsi tenuti da Master Cho alle Hawaii ed è stato così che ho scoperto il vero mondo dell’agricoltura naturale coreana, cosa che non era stata possibile con i canali ed i testi a riguardo che avevo consultato fino ad allora.

Man mano che approfondivo mettevo anche in pratica il tutto nel nostro orto con risultati straordinari che sono stati uno stimolo ad andare avanti sempre di più alla ricerca degli insegnamenti originari di Master Cho..

Quindi, l’agricoltura naturale coreana insieme al calendario astronomico di Maria Thun ( su cui mi soffermerò in un’altra occasione ) sono stati il nostro punto di svolta. Saremo sempre immensamente grati a Maria Thun e Master Cho per il loro lavoro straordinario che per noi è stata una vera e propria benedizione. 

Il lavoro di traduzione

Come ho detto in precedenza, vedendo la carenza di informazioni in italiano sull’agricoltura naturale coreana, trovandomi già a dover sistemare e tradurre per me stessa tutte le informazioni apprese nei corsi di Master Cho, sapendo già come gestire un blog grazie all’esperienza fatta con il mio vecchio blog di schemi all’uncinetto, alla fine mi sono detta “traduco già per me, perché non farlo per tutti?”.

È stato così che ho deciso di aprire questo blog in cui poter mettere a disposizione di tutti in italiano gli insegnamenti di Master Cho che ho appreso dall’ascolto dei corsi che lui ha tenuto alle Hawaii.

Infatti se ogni tanto trovate informazioni diverse da quelle riportate da altri canali, sopratutto americani, è perché io ho scelto di attenermi agli insegnamenti originari di Master Cho, come da lui richiesto durante il corso avanzato del 2018 a chi si occupava della divulgazione del suo metodo.

Come afferma Master Cho stesso, il miglior metodo di coltivazione nella nostra zona è quello sviluppato nel nostro territorio, quindi lui semplicemente fornisce delle linee guida generali che poi ognuno di noi dovrà riadattare al suo territorio ma prima bisogna partire dall’applicazione della versione originaria, solo dopo aver fatto un’adeguata esperienza poi si potrà iniziare con i tentativi di adattamento del metodo alla propria aerea e alle risorse disponibili localmente.

Per questo motivo, Master Cho chiede che vada prima insegnata la versione originaria dell’agricoltura naturale coreana, alcuni canali non fanno come da lui richiesto creando un po’ di confusione fornendo la loro versione senza specificare sempre che si tratta di un loro adattamento.

Io ho scelto di attenermi alle indicazioni di Master Cho.

Dove poter studiare l’agricoltura naturale coreana autonomamente?

Se avete voglia di approfondire in autonomia gli insegnamenti di Master Cho al di là del mio lavoro di traduzione, in questo video spiego come fare.

Agricoltura naturale coreana o KNF?

In Italia alcuni si riferiscono all’agricoltura naturale coreana con l’acronimo KNF, da dove viene questo acronimo?

Semplicemente dalla definizione inglese, “Korean Natural Farming”. Io ho deciso di tradurla in italiano ma altri per comodità preferiscono usare la versione inglese.

In ogni caso che la si chiami agricoltura naturale coreana o KNF si sta parlando della stessa cosa.

Si ma in Italia non c’è bisogno di Master Cho, ne siete sicuri?

In alcuni commenti ai miei post sui social sull’agricoltura naturale coreana, ho ricevuto diverse volte questa risposta “i metodi di coltivazione alternativi in Italia bastano e avanzano, non abbiamo bisogno di uno nuovo dalla Corea”. Ma è davvero così?

In realtà se vai ad approfondire di cosa si tratta ti rendi conto che l’agricoltura naturale coreana di Master Cho non ha eguali ne in Italia ne altrove.

Mi sapete indicare un altro metodo che:

  • vi insegna come realizzare autonomamente la migliore coltura microbica per il vostro terreno invece di consigliarvi una delle tante colture in commercio? ( Ricordo che no neanche il JMS del metodo Jadam è paragonabile all’IMO)
  • O che vi permette in 1 mese di ottenere lo stesso risultato equivalente a 3 anni di altre tecniche di agricoltura biologica/rigenerativa?
  • O che vi permette in 6 mesi, su terreni rocciosi per esempio, di generare 3 cm di terreno superficiale, cosa che in Natura richiederebbe 600 anni?
  • O che vi parla della Teoria del Ciclo Nutritivo del prof. Oinoue, cioè della fisiologia interna alle piante, di come questa cambi in ogni fase di crescita e di come le necessità nutritive cambino in ogni fase, per cui per esempio continuare a dare azoto in fase di fioritura o di produzione dei frutti non serve a nulla anzi è addirittura controproducente?
  • Che insegni come realizzare autonomamente tutta una serie di preparati che permettono di agire in maniera mirata in base alle esigenze delle piante in ogni loro fase di crescita?
  • Che insegni come agire sulla causa dei problemi delle piante piuttosto che solo sul sintomo che può essere un’infestazione di afidi o oidio etc? Perché pensare di sterminare tutto con un pesticida chimico o naturale, o con acqua e sapone, non ha senso! Ci sono oltre 3.000 afidi nell’area di un piede di terra, pensate di poterli sterminare tutti o interveniamo sulla causa dell’indebolimento della pianta?

Nota importante

L’idea che si è diffusa dell’agricoltura naturale coreana è quella di una semplice raccolta di ricette di preparati naturali fai da te, perché è questo quello che traspare dai vari canali online che ne parlano dove è possibile trovare solo le ricette, non sempre fedeli all’originale, dei vari preparati.

In realtà c’è tutta una struttura teorica che molto di rado viene considerata o discussa in dettaglio, questa parte la si trova solo nei corsi tenuti da Master Cho stesso alle Hawaii.

A tutto ciò va aggiunto anche il fatto che alcuni esperti di agricoltura rigenerativa, di fronte agli strumenti unici forniti da Master Cho, hanno iniziato a prendere questo o quel preparato dell’agricoltura naturale coreana estrapolandolo dal contesto e unendolo alle altre pratiche dell’agricoltura rigenerativa, a volte mischiando anche il tutto con i preparati del metodo Jadam.

Questo approccio è completamente sbagliato!

Come scrive Sherri Miller nel suo blog Fermented Farm:

Tutti i preparati dell’agricoltura naturale coreana sono interconnessi tra di loro. Non puoi fare l’IMO, per esempio, senza aver prima realizzato anche l’FPJ ( succo di erbe fermentato ) o l’OHN ( nutriente di erbe orientali ).

Per non parlare del fatto che l’IMO va impiegato seguendo una procedura ben specifica, senza la tecnica di preparazione del suolo non otterrai lo stesso risultato.

Per questo motivo la parte teorica dietro all’agricoltura naturale coreana è fondamentale da comprendere.

Si ma è un metodo complicato!

Un’altra delle osservazioni che spesso mi viene fatta è che si tratti di un metodo complicato.

Su questo aspetto riporto un’altra frase di Sherri Miller dal suo blog Fermented Farm:

C’è da dire che, si leggendo le ricette di alcuni preparati possono sembrare un attimo complicate, ma vi assicuro che nella pratica non è per nulla così, anzi è tutto molto più semplice di quello che si pensa.

Per quel che riguarda i costi, se uno fa un confronto con l’acquisto di fertilizzanti o pesticidi oppure con l’acquisto di una coltura microbica o di un biofertilizzante etc etc, alla fine no l’agricoltura naturale coreana è molto più economica. Si lo zucchero di canna o la vodka, necessari per alcuni preparati, hanno un costo che però diminuisce sempre di più, in quanto più si conservano quei preparati, diciamo “più maturano”, e sempre meno se ne userà. Quindi è semplicemente un investimento a lungo termine.

Conclusioni

Sono ormai giunta alla fine di quest’articolo, in cui ho raccontato la vita di Master Cho iniziando a dare un’idea generale di quella che è l’agricoltura naturale coreana. Questo è solo l’inizio di quello che sarà un lungo viaggio alla scoperta di questo metodo così unico e rivoluzionario.

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